Il numero speciale «Analisi sulla Ungheria» dei Reportage di Relazioni Internazionali – Tribuna politica ed economica, uscito il 2 ottobre 2026, dedica la pagina 4 a un'intervista al presidente di Confindustria Ungheria, Roberto Massucco. Il reportage raccoglie anche le interviste agli ambasciatori Giuseppe Scognamiglio e Andor Ferenc Dávid e gli editoriali di Gabriella Migliore, direttrice dell'ICE di Budapest, e di Bernardino Pusceddu, presidente della Camera di commercio italiana per l'Ungheria.
Un'economia che non si esaurisce nella capitale
Per Massucco la posizione geografica dell'Ungheria è un vantaggio, ma da sola non spiega perché un'impresa italiana dovrebbe guardarci. Conta la base industriale cresciuta negli ultimi decenni (automotive, elettronica, meccanica, logistica) e distribuita su tutto il territorio. Il presidente cita i dati di HIPA per il 2025: 108 progetti di investimento, circa 7 miliardi di euro, oltre 18.000 nuovi posti di lavoro, e più dell'84% degli investimenti fuori Budapest.
L'economia circolare come occasione industriale
Oltre alla manifattura, Massucco indica la ricerca e sviluppo, i servizi, la logistica e le tecnologie, e soprattutto l'economia circolare. Secondo Eurostat, nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali era del 21,6% in Italia, del 12,2% nella media europea e del 7,3% in Ungheria. Il divario apre spazio alle imprese italiane che hanno già competenze nel riciclo di plastica e metalli, nel recupero degli scarti industriali, nel trattamento delle acque e nella riduzione dei consumi energetici. Per il presidente non è solo una questione ambientale ma industriale: «Se riesci a fare di un rifiuto una materia prima, crei valore».
Dopo il voto, giudicare dai fatti
Sul nuovo governo di Péter Magyar il presidente invita alla cautela. Gli annunci su trasparenza, semplificazione, prevedibilità e rapporti con l'Unione europea sono benvenuti, ma vanno messi alla prova. Un investimento industriale si decide guardando a tre, cinque o dieci anni: per questo la stabilità delle regole conta più della generosità degli incentivi.
Il ruolo di Confindustria Ungheria
Nel Sistema Italia l'associazione non si sostituisce all'Ambasciata, all'ICE o a HIPA. Rappresenta gli interessi delle imprese associate, mette in contatto gli imprenditori e porta alle istituzioni i problemi che toccano più aziende. «La credibilità ce la stiamo costruendo», dice Massucco: esserci, conoscere le aziende e lavorare con costanza nel tempo, più che moltiplicare gli eventi.
Nello stesso numero compaiono anche lo studio legale associato LLF & Partners (pagina 2) e ITL Group, la società del vicepresidente Alessandro Farina (pagina 5).
Intervista pubblicata su «i Reportage di Relazioni Internazionali – Tribuna politica ed economica», Analisi sulla Ungheria, 2 ottobre 2026, p. 4. Leggi il reportage completo (PDF)